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Stop alle Violenze

Consigli utili

Domande pratiche e risposte concrete su sicurezza personale, protezione online e prevenzione. Questo spazio cresce anche grazie alle domande che ci mandate: vedi la pagina Richieste.

Hai bisogno di aiuto ora?112 pericolo immediato1522 antiviolenza, 24 ore su 24114 per i minori

Tocca una domanda per leggere la risposta.

Come mi comporto se qualcuno mi chiede informazioni personali per telefono o alla porta?

Non confermare nulla: né il tuo nome completo, né se vivi solo, né gli orari in cui la casa resta vuota. Evita anche di dire che sei in casa da solo per giustificare un rifiuto. Nessun ente pubblico, banca o società di luce e gas chiede password, PIN o codici, e nessuno manda a casa a ritirare contanti o gioielli. Se qualcuno si presenta per un controllo non concordato, non aprire: chiudi la porta e verifica telefonando al numero ufficiale che trovi in bolletta o sul sito dell'ente, mai a quello che ti hanno appena dato. Prendi tempo: chi ha una ragione vera non ha problemi ad aspettare una verifica, chi ti mette fretta ha bisogno che tu non controlli.

Come proteggo i miei figli online da adulti sconosciuti o contenuti pericolosi?

Attiva il controllo parentale a livello di dispositivo (Family Link su Android, Tempo di utilizzo su iPhone): filtra i contenuti e mostra quali app vengono usate. Imposta i profili social come privati, disattiva la geolocalizzazione nelle foto e controlla chi può inviare messaggi diretti. Ma lo strumento più efficace resta il dialogo: spiega che nessun adulto sconosciuto chiede foto, incontri o segreti, e che se accade non è colpa loro e possono dirtelo senza essere puniti. I segnali dell'adescamento online sono riconoscibili: un nuovo contatto molto più grande, l'insistenza a spostare la conversazione su app private o a cancellarla, regali e ricariche telefoniche, richieste di tenere tutto nascosto ai genitori. Se sospetti qualcosa, salva le conversazioni e segnala alla Polizia Postale sul portale commissariatodips.it, oppure chiama il 114.

Cosa posso fare se qualcuno minaccia di diffondere mie foto o video intimi?

Diffondere immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta è un reato: l'art. 612-ter del codice penale, introdotto nel 2019, punisce sia chi li diffonde sia chi li fa circolare ulteriormente, e la minaccia di farlo è già rilevante. Prima di cancellare qualsiasi cosa, conserva le prove: screenshot completi con data, nome e link del profilo, eventuali messaggi di minaccia. Poi chiedi la rimozione alla piattaforma. Se hai il timore che il materiale venga diffuso ma non è ancora accaduto, puoi rivolgerti al Garante per la protezione dei dati personali, che gestisce un canale dedicato per il blocco preventivo: le immagini non vengono caricate da nessuna parte, viene trasmesso solo un codice che permette alle piattaforme aderenti di riconoscerle e impedirne la pubblicazione. Nel frattempo non cedere a richieste di denaro o di altro materiale: chi ricatta non si ferma dopo la prima volta.

Quali app o strumenti posso usare per la mia sicurezza personale?

Prima delle app, usa quello che il telefono ha già: la chiamata di emergenza rapida (su iPhone tenendo premuto il tasto laterale, su Android premendo più volte il tasto di accensione), i contatti di emergenza visibili dalla schermata di blocco e la condivisione della posizione con una persona di fiducia. In Italia esistono due strumenti ufficiali: l'app Where ARE U, collegata al servizio 112, che invia la tua posizione esatta e consente una chiamata muta quando non puoi parlare; e l'app 1522 del Dipartimento per le Pari Opportunità, che permette di chattare con le operatrici del numero antiviolenza. Diffida invece delle app generiche di "allarme personale" che chiedono accesso a contatti, microfono e posizione senza spiegare perché: in una situazione di controllo, un'app installata sul telefono può diventare una prova contro di te.

Come riconosco i segnali di un comportamento aggressivo prima che degeneri?

L'aggressività ha quasi sempre una fase preparatoria osservabile: il volume della voce che sale, il corpo che si irrigidisce, la mascella serrata, i gesti che diventano bruschi, il dito puntato. Il segnale più affidabile è la riduzione della distanza: la persona si avvicina più di quanto la situazione richieda e, nei casi più preoccupanti, si posiziona tra te e l'uscita. Cambia anche il contenuto: dagli argomenti si passa alla persona, dalle critiche agli insulti, dagli insulti alle minacce. Cosa fare: non alzare la voce a tua volta e non rispondere alle provocazioni, usa frasi brevi e tono basso, non toccare la persona, mantieni la distanza e tieni libera la via d'uscita. Se sei in un luogo pubblico, spostati dove c'è gente e chiedi aiuto a voce alta: l'attenzione degli altri è il deterrente più immediato.

Cos'è un piano di sicurezza personale e come lo costruisco?

È l'insieme di cose decise in anticipo, quando si è lucidi, per non doverle decidere durante un'emergenza. In pratica: fotocopia o fotografa documenti tuoi e dei figli (carta d'identità, tessera sanitaria, codice fiscale, eventuali referti) e tienili fuori casa, da una persona di fiducia; prepara una borsa con un cambio, i farmaci necessari, un caricatore e un po' di contanti; concorda con un'amica, un familiare o un vicino una parola in codice che significhi "chiama aiuto adesso", da poter dire anche al telefono davanti a chiunque; decidi in anticipo da quale porta uscire, con quale mezzo e dove andare; salva i numeri utili sotto nomi qualsiasi. Un'accortezza spesso trascurata: se condividete dispositivi, account o abbonamenti, la posizione, i backup e la cronologia possono essere visibili all'altra persona. Un centro antiviolenza può aiutarti a costruire il piano nel dettaglio, ed è la cosa migliore da fare prima di muoversi.

Cos'è la prossemica e perché è utile conoscerla per la mia sicurezza?

La prossemica studia come le persone usano lo spazio nelle relazioni. Semplificando: c'è una distanza intima riservata agli affetti più stretti (meno di mezzo metro), una personale per amici e conoscenti (fino a poco più di un metro), una sociale per rapporti formali e di lavoro, e una pubblica per gli estranei. Sono misure che cambiano da cultura a cultura, ma il principio è comune: entrare nella distanza sbagliata è un atto che si percepisce prima di riuscire a spiegarlo. Per la sicurezza personale conta perché l'invasione ripetuta e consapevole del tuo spazio — soprattutto se accompagnata dal bloccarti la strada o dal seguirti quando ti sposti — è uno dei primi segnali attendibili di un'intenzione ostile. Il disagio che senti in quei casi non è esagerazione: è informazione. Aumenta la distanza, mettiti un ostacolo tra voi (un tavolo, il bancone di un negozio), spostati verso zone frequentate e, se la persona continua a ridurla, chiedi aiuto.

È sicuro lasciare l'auto aperta per pochi minuti in sosta?

No, ed è uno dei furti più rapidi che esistano: bastano pochi secondi da una portiera non chiusa o da un finestrino abbassato, spesso mentre chi ruba passa a piedi controllando le maniglie una dopo l'altra. Chiudi sempre, anche per due minuti al bancomat o dal panettiere, e verifica che la chiusura sia avvenuta davvero: nei parcheggi capita che il segnale del telecomando venga disturbato. Non lasciare borse, telefoni o buste in vista nemmeno per poco, e nemmeno sotto il sedile: chi guarda dentro se ne accorge. Vale anche in movimento: nelle soste ai semafori in zone isolate, tenere le portiere bloccate evita l'apertura dal lato passeggero. Diffida infine dei richiami inattesi mentre stai per partire — un colpo sulla carrozzeria, l'indicazione di una gomma a terra: sono tecniche usate per farti scendere e allontanare dall'abitacolo.