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Stop alle Violenze

Le forme della violenza

Riconoscere la violenza è il primo passo per affrontarla, e non è sempre facile: molte forme non lasciano segni visibili e vengono minimizzate anche da chi le subisce. Qui trovi le principali, i segnali a cui prestare attenzione, cosa si può fare e cosa prevede la legge italiana.

Hai bisogno di aiuto ora?112 pericolo immediato1522 antiviolenza, 24 ore su 24114 per i minori

Violenza di genere

Comprende ogni comportamento fisico, psicologico, economico o sessuale agito contro una persona in ragione del suo genere, spesso all'interno di relazioni affettive o familiari. Raramente inizia con un'aggressione: più spesso comincia con il controllo, e cresce lentamente.

Segnali da riconoscere

  • Isolamento progressivo: critiche continue ad amici e familiari, finché smetti di frequentarli per evitare discussioni.
  • Controllo delle comunicazioni e degli spostamenti: messaggi da giustificare, telefono controllato, richieste di condividere la posizione, spese da rendicontare.
  • Svalutazione costante: ti sentì dire che sbagli tutto, che non sei capace, che senza l'altra persona non ce la faresti.
  • Gelosia presentata come amore, e accuse di tradimento senza motivo.
  • Minacce usate per ottenere obbedienza: lasciarti, portarti via i figli, farsi del male, farti perdere il lavoro.
  • Alternanza di aggressioni e pentimenti: dopo un episodio arriva la fase dei regali e delle promesse, poi la tensione ricomincia.
  • Episodi fisici minimizzati da entrambi: uno spintone, un braccio stretto troppo forte, un oggetto lanciato, spiegati come "un momento di nervi".

Cosa fare

  • Contatta un centro antiviolenza: i colloqui sono gratuiti, riservati e non ti obbligano a denunciare né a lasciare nessuno. Servono anche solo a capire la situazione.
  • Il numero 1522 è gratuito, attivo 24 ore su 24, anonimo, e può indirizzarti al centro più vicino a casa tua.
  • Se puoi, prepara in anticipo un piano di sicurezza: documenti e copie in un posto sicuro, un po' di denaro accessibile, una borsa pronta, una persona fidata avvisata e una parola d'ordine concordata con lei.
  • Dopo un'aggressione, vai al pronto soccorso e chiedi che le lesioni siano messe a verbale, anche se non vuoi denunciare adesso: il referto resta e può servire in futuro.
  • Annota gli episodi con data e dettagli, e conserva messaggi e registrazioni in un luogo a cui l'altra persona non ha accesso.

Cosa dice la legge. Maltrattamenti contro familiari e conviventi: art. 572 del codice penale. La legge 69/2019 ("Codice Rosso") impone tempi rapidi alle indagini: dopo la denuncia la persona offesa deve essere ascoltata entro tre giorni.

Violenza omofobica e transfobica

Violenza motivata dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della persona che la subisce. Va dall'insulto quotidiano all'aggressione fisica, e spesso arriva dai contesti in cui si dovrebbe stare al sicuro.

Segnali da riconoscere

  • A scuola: soprannomi e insulti ripetuti, esclusione dai gruppi, diffusione forzata dell'orientamento sessuale ("outing") contro la volontà della persona.
  • Al lavoro: battute continue tollerate come normali, incarichi ridotti dopo un coming out, isolamento dai colloqui e dalle decisioni.
  • In famiglia: minacce di cacciare di casa o di togliere il sostegno economico, pressioni per "cambiare", proposte di percorsi per modificare l'orientamento sessuale — pratiche prive di qualsiasi fondamento scientifico e riconosciute come dannose.
  • Negli spazi pubblici: insulti, sputi, aggressioni, danneggiamento di cose, spesso di gruppo e con ripresa video.

Cosa fare

  • La Gay Help Line risponde allo 800 713 713: numero verde nazionale contro omofobia e transfobia, gratuito e anonimo, con operatori formati anche per emergenze abitative e casi che riguardano minori.
  • Gli sportelli Arcigay e le associazioni locali offrono ascolto, orientamento legale e gruppi di supporto.
  • Insulti, minacce, percosse, lesioni e danneggiamenti sono reati comuni e si possono denunciare anche quando l'odio non è contestato come aggravante: in Italia non esiste ancora una legge specifica sui crimini d'odio per orientamento sessuale e identità di genere.
  • Se l'aggressione avviene in un luogo pubblico, chiedi ai presenti di testimoniare e conserva eventuali video: sono elementi utili in sede di denuncia.

Bullismo e cyberbullismo

Il bullismo è un comportamento aggressivo ripetuto nel tempo, agito da una persona o da un gruppo verso qualcuno che si trova in posizione di svantaggio. Il cyberbullismo è la stessa cosa attraverso telefono e social, con due aggravanti: non finisce quando si esce da scuola e il pubblico è molto più ampio.

Segnali da riconoscere

  • Calo improvviso del rendimento scolastico e voglia di non andare a scuola, con mal di testa o mal di pancia ricorrenti la mattina.
  • Ritiro dalle attività e dagli amici di sempre, silenzio sulle giornate passate a scuola.
  • Oggetti, vestiti o materiale scolastico che tornano danneggiati o "persi" con frequenza.
  • Cambi d'umore netti dopo aver guardato il telefono, ansia nel controllare le notifiche, o abbandono improvviso dei social.
  • Sonno disturbato, incubi, perdita di appetito, e nei casi più gravi frasi di svalutazione di sé.

Cosa fare

  • Il 114 (Emergenza Infanzia) è gratuito e attivo 24 ore su 24, per minori in difficoltà e per adulti che vogliono segnalare una situazione. Telefono Azzurro risponde al 19696.
  • La scuola ha obblighi precisi: la legge 71/2017 prevede in ogni istituto un docente referente per il contrasto al cyberbullismo, e il dirigente deve informare le famiglie e attivare percorsi educativi.
  • Per i contenuti online: il minore che ha compiuto 14 anni, o un genitore, può chiedere direttamente alla piattaforma la rimozione o il blocco del contenuto. Se entro 48 ore non viene fatto nulla, si può presentare istanza al Garante per la protezione dei dati personali.
  • Prima di far cancellare tutto, salva screenshot con data, nomi degli account e link: servono sia alla scuola sia a un'eventuale denuncia.
  • Non affrontare da soli i genitori dei ragazzi coinvolti: passare dalla scuola o dai servizi evita che la situazione degeneri.

Stalking

Comportamenti persecutori ripetuti — pedinamenti, appostamenti, comunicazioni indesiderate — che generano ansia o paura, o costringono la persona a cambiare le proprie abitudini di vita. Non conta la singola azione, che presa da sola può sembrare innocua: conta che si ripeta e l'effetto che produce.

Segnali da riconoscere

  • Telefonate, messaggi, email o richieste sui social che continuano dopo che hai chiesto chiaramente di smettere.
  • Presenze "casuali" troppo frequenti sotto casa, al lavoro, in palestra, nei locali che frequenti.
  • Regali, lettere o fiori indesiderati, anche dopo un rifiuto esplicito.
  • Controllo attraverso terzi, profili falsi creati per continuare a scriverti, informazioni raccolte su di te da amici e colleghi.
  • Minacce dirette o allusive, verso di te, verso i tuoi familiari o verso chi ti sta accanto.
  • Il segnale decisivo: hai cambiato strada, orari, numero di telefono o abitudini per evitare quella persona.

Cosa fare

  • Documenta tutto: un registro con data, ora e descrizione di ogni episodio, screenshot dei messaggi, nomi di eventuali testimoni. È la base di qualsiasi azione successiva.
  • Puoi chiedere l'ammonimento del Questore: è una misura amministrativa più rapida della denuncia, che formalizza l'avvertimento alla persona e pesa se i comportamenti continuano.
  • La querela per atti persecutori va presentata entro sei mesi dai fatti. Nei casi più gravi il procedimento parte d'ufficio.
  • Il 1522 offre ascolto e orientamento anche per lo stalking, non solo per la violenza domestica.
  • Non rispondere e non trattare: ogni risposta, anche per dire basta, viene spesso letta come un contatto ottenuto.

Cosa dice la legge. Atti persecutori: art. 612-bis del codice penale. Nei casi più gravi sono previste misure come l'allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento e il controllo con braccialetto elettronico.

Violenza economica

Il controllo delle risorse economiche usato per limitare l'autonomia di una persona. È una delle forme più diffuse e meno riconosciute: non lascia segni e viene spesso presentata come una normale gestione familiare del denaro.

Segnali da riconoscere

  • Non hai accesso ai conti, alle password o alle informazioni sul patrimonio familiare, nemmeno quando il conto è cointestato.
  • Il tuo stipendio viene versato o trasferito su un conto che non controlli, oppure ti viene consegnata una somma fissa da giustificare.
  • Devi rendere conto di ogni spesa, anche minima, e chiedere il permesso per acquisti ordinari.
  • Ti viene impedito o scoraggiato di lavorare o studiare, con sabotaggi pratici: auto non disponibile, orari resi impossibili, scenate prima dei colloqui.
  • Scopri debiti, finanziamenti o firme a tuo nome che non hai autorizzato.
  • Le spese per i figli vengono usate come strumento di pressione.

Cosa fare

  • Raccogli quello che puoi: estratti conto, buste paga, contratti, documenti di eventuali finanziamenti. Conservali fuori casa o in un archivio digitale a cui solo tu accedi.
  • I centri antiviolenza offrono consulenza legale gratuita: è il posto giusto per capire cosa spetta a te e come muoverti, prima di prendere decisioni.
  • Verifica con un legale le firme e i debiti che non hai autorizzato: esistono strumenti per contestarli.
  • Per rientrare nel mondo del lavoro, i Centri per l'Impiego hanno servizi di orientamento gratuiti, e molti Comuni prevedono contributi per l'autonomia abitativa delle donne che escono da situazioni di violenza.

Cosa dice la legge. Non esiste un reato chiamato «violenza economica», ma questi comportamenti possono integrare i maltrattamenti (art. 572 c.p.) e, secondo i casi, l'estorsione o la circonvenzione di persona incapace.

Violenza sessuale

Qualsiasi atto sessuale compiuto senza il consenso libero e attuale della persona. Comprende le forme meno riconosciute: la costrizione psicologica, l'approfittarsi di uno stato di alterazione, e la violenza dentro una relazione stabile o nel matrimonio. L'assenza di un rifiuto esplicito non equivale a un consenso.

Segnali da riconoscere

  • Non serve riconoscere segnali in sé stessi: se è accaduto qualcosa che non hai voluto, quello che senti — confusione, vergogna, vuoto, difficoltà a chiamarlo con il suo nome — è una reazione comune e non cambia i fatti.
  • La responsabilità non dipende da cosa indossavi, da quanto avevi bevuto, dal fatto che conoscevi la persona o che in passato ci fosse stata intimità.

Cosa fare

  • Se puoi, vai al pronto soccorso il prima possibile, anche se non hai deciso se denunciare: molti ospedali hanno percorsi dedicati con personale formato (in diverse regioni si chiama "Codice Rosa").
  • Se riesci, prima della visita evita di lavarti e di cambiarti, e conserva i vestiti in un sacchetto di carta: sono elementi che si perdono e che potrebbero servire più avanti.
  • La denuncia si può presentare anche in un secondo momento: per la violenza sessuale il termine per la querela è di dodici mesi, e in alcuni casi si procede d'ufficio.
  • Puoi rivolgerti a un centro antiviolenza anche a distanza di tempo, e anche solo per essere ascoltata da chi è formato su questo.
  • Il 1522 risponde 24 ore su 24 ed è anonimo.

Cosa dice la legge. Violenza sessuale: art. 609-bis del codice penale. La diffusione di immagini o video sessualmente espliciti senza consenso è punita dall'art. 612-ter, introdotto dal Codice Rosso nel 2019.

Truffe agli anziani

Raggiri costruiti sulla fiducia e sull'urgenza, rivolti soprattutto a persone anziane e sole. Funzionano perché mettono fretta e chiamano in causa gli affetti o le istituzioni, i due argomenti che spingono a non verificare.

Segnali da riconoscere

  • Il finto tecnico di luce, gas o acqua che deve "controllare i contatori" o "verificare una perdita" e chiede di entrare in casa.
  • La telefonata che annuncia un incidente a un figlio o a un nipote e la richiesta immediata di denaro o di oro per risolvere la situazione.
  • Il finto carabiniere, avvocato o funzionario che chiama per confermare la storia e dà credibilità al primo interlocutore.
  • Il messaggio su WhatsApp da un numero nuovo: "Ciao, ho cambiato numero, sono tuo nipote, mi serve un favore".
  • Il corriere con un pacco da pagare in contanti che nessuno ha ordinato, o il sedicente incaricato di INPS o Comune che deve consegnare un rimborso.

Cosa fare

  • Nessun ente — INPS, Comune, banca, forze dell'ordine, società di luce e gas — manda qualcuno a casa a ritirare o consegnare contanti, oro o gioielli. Se accade, è una truffa.
  • Non aprire a chi non era atteso. Per verificare, chiudi la porta e telefona tu al numero ufficiale dell'ente o al parente chiamato in causa, usando il numero che hai in rubrica, non quello che ti hanno appena dato.
  • Prendi tempo: la fretta è lo strumento principale di chi truffa. Una richiesta vera resiste a una telefonata di verifica.
  • Chiama il 112 anche solo per un dubbio, anche se non è successo nulla: segnalare un tentativo aiuta a fermare chi sta girando in zona.
  • Se la truffa è già avvenuta, denuncia comunque: molte persone non lo fanno per vergogna, e questo permette a chi le mette in atto di continuare.

Queste pagine hanno scopo informativo e non sostituiscono una consulenza legale, medica o psicologica. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un centro antiviolenza o a un professionista.